martedì 17 aprile 2012

Flytilla: Palestina parola vietata


Stefania Russo è rientrata stamattina su volo Alitalia
da Tel Aviv: era stata respinta alla frontiera.
Alle 17,30 sit-in a Roma davanti alla sede di Alitalia.
Polemiche in Israele per l'aggressione
a un attivista danese
(GUARDA)

Il manifesto, 16 aprile 2012

Stamattina a Fiumicino è arrivata Stefania Russo, una dei sei italiani appartenenti alla campagna "Benvenuti in Palestina" che ieri erano riusciti ad atterrare all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Obiettivo: raggiungere Betlemme, per partecipare a un progetto di costruzione di un plesso scolastico. Ieri, in occasione del primo anniversario della morte di Vittorio Arrigoni, erano circa 1.500 le persone che avrebbero voluto raggiungere il Ben Gurion per poi recarsi in Palestina e partecipare a progetti di solidarietà con la popolazione. E' la cosiddetta "Flytilla": vista l'impossibilità di raggiungere Gaza via nave - il tentativo del 2010 aveva addirittura causato morti, mentre nel 2011 le "caravelle" non erano neanche riuscite a partire, tranne una - si era deciso di farlo via terra. Ma con una particolarità: stavolta gli attivisti non avrebbero detto le solite bugie. Di fronte ai poliziotti israeliani di frontiera non avrebbero inscenato la solita farsa: "sto andando in Terra Santa" o cose del genere. Avrebbero detto la verità: "Mi sto recando a Betlemme, Palestina".
Ero questo l'"atto sovversivo" pensato dagli animatori di "Benvenuti in Palestina". Campagna che Israele considera pericolosa, tanto da chiedere (e ottenere) dai diversi Stati - tra cui l'Italia - il blocco della partenza di moltissime persone inserite in una "black list" di indesiderati. Ieri, a Fiumicino, in nove erano rimasti a terra. E soltanto quattro - per ragioni poco chiare - erano riusciti a partire. Tre persone, due fratelli - Valerio e Joshua Evangelista - e un altro italiano - Marco Varesio - erano partiti su voli differenti rispetto a quello delle 9,20 decollato da Fiumicino. Una volta arrivati a Ben Gurion, Stefania Russo e un'altra attivista sono state fermate. Mentre altri due sono riusciti a passare la forntiera (anche in questo caso, le ragioni non sono chiare). Anche Varesio e i fratelli Evangelista sono stati fermati. "Valerio e Joshua - racconta Stefania Russo una volta atterrata a Fiumicino - li ho ricontrati nel Centro di detenzione in cui sono stata trasportata. Da quello che mi hanno detto sono stati imbarcati sullo stesso aereo con cui erano arrivati, che fa scalo a Kiev. Per quanto riguarda Marco Varesio, invece, è lui l'italiano in carcere. Sapevo che lo avrebbero rimpatriato, ma non è ancora arrivato e non abbiamo informazioni certe per ora".
Per Stefania e Marie Moise - l'altra iatliana fermata, e rimpatriata ieri sera - sono state ore durissime. "Volevo andare in Palestina, ho la fedina penale pulita, non ho mai fatto nulla di male. Ma è evidente che alla frontiera il problema è stato proprio questo. Dire, come avevamo concordato: sto andando in Palestina. Mi sono accorta che nel momento in cui ho pronunciato la parola Palestina - racconta Stefania - è tutto cambiato. Mi hanno preso, portato in una stanzetta insieme a Marie, abbiamo subito una perquisizione corporale e la perquisizione dei bagagli". Alle due italiane non è stata consegnata la lettera che ieri hanno ricevuto alcuni attivisti, con cui lo stato di Israele invita a preoccuparsi piuttosto di quel che accade in Siria e in Iran. "Ci hanno solo dato un foglio - racconta ancora Stefania - in cui si citavano diverse fonti dello Stato di Israele circa il diritto al respingimento di chi mina la sicurezza dello Stato".
In quella stanza, dove ad un certo punto Stefania è stata separata da Marie, sono comiciati "gli atteggiamenti aggressivi e le pressioni psicologiche", dice Stefania. "Io ho continuato a fare resistenza passiva, mi hanno caricato a forza in una camionetta e mi hanno portato fino all'ingresso del volo Alitalia (quello con cui è stata rimpatriata Marie, ndr). Non mi potevano infilare nell'aereo a forza, avevamo già avuto contatti telefonici con il console. Ho continuato a dire che io non volevo affatto essere accolta Israele, ma che volevo solo passare per raggiungere la Palestina, che dovevo partecipare a un progetto e che non volevo tornare in Italia. E lì c'è stato anche l'atteggiamento davvero menefreghista del comandante dell'aereo italiano, che continuava a dire 'Isomma decida, ci sono 160 passeggeri che aspettano al sua decisione'".
A quel punto, visto il rifiuto all'imbarco, Stefania è stata portata in un Centro di detenzione, dove ha incontrato anche i fratelli Evangelista. "E' un posto che credo sia all'interno dell'area aeroportuale. Lì ho passato la notte  e ho incontrato il nostro console, Nicola Orlando, che voglio ringraziare perché è stato davvero presente e ha fatto tutto quello che c'era da fare. Mi ha spiegato che potevo scegliere: o affrontare un processo, che per i misteri della fede dello Stato israeliano avrebbe potuto trasformarsi in un processo penale, oppure accettare il rimpatrio. Ho valutato che era meglio accettare il rimpatrio, e così eccomi qua". Cosa ha imparato da questa esperienza, Stefania? "Che il punto è proprio quello: lo stato di Israele non riconsoce e non vuole sentire parlare di Palestina. Allora, forse, se tutti quelli che si recano in Palestina cominciassero a dire la verità, e cioè che stanno andando in Palestina, e non in Israele, sarebbe un modo per rompere questo assurdo assedio psicologico, culturale, economico".
Di Marco Varesio per ora non si hanno ancora notizie, mentre i fratelli Evangelista stanno rientrando in Italia. Oggi alle 17,30 è stato convocato un presidio a via Bissolati, davanti alla sede di Alitalia per protestare contro l'atteggiamento della compagnia che ha accettato di non imbarcare persone libere, che avevano i passaporti in ordine e un biglietto regolarmente pagato.

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