sabato 28 gennaio 2012

PULIZIA ETNICA SIONISTA

Una scheda sulla giudaizzazione della città

in vista della GLOBAL MARCH TO JERUSALEM

La nuova scheda dell’Alternative Information Center su Gerusalemme spiega nei dettagli i tentativi del governo israeliano di giudaizzare la città, di spezzare le comunità palestinesi, di creare enclavi isolate di palestinesi, di costruire barriere fisiche e psichiche all’autodeterminazione palestinese.

«Il muro di 75 chilometri in costruzione a Gerusalemme Est è uno strumento di ingegneria sociale, progettato per realizzare la giudaizzazione di Gerusalemme riducendo il numero dei palestinesi nella città».
(Professore John Dugard, relatore speciale delle Nazioni Unite)
Fatti e numeri su Gerusalemme


Popolazione
Popolazione totale: 773.800 (2009), 65% cittadini israeliani e 35% palestinesi (2010)
Popolazione di coloni a Gerusalemme Est: 192.000 (2009)
Povertà: il 41% di tutti i gerusalemiti vive al di sotto della soglia di povertà, il 65% delle famiglie palestinesi vive al di sotto della soglia di povertà (2010)
Tra il 1967 e il 2006, Israele ha revocato i permessi di residenza a circa 8.269 palestinesi gerosolomitani.

Progetto e Costruzione

Nel 1967, lo Stato di Israele ha annesso 71 chilometri quadrati di terra alla Municipalità di Gerusalemme. Di questi, sei km² e mezzo facevano parte di Gerusalemme Est sotto il controllo giordano e 64,5 km² appartenevano a 28 villaggi e città palestinesi.

I palestinesi sono autorizzati a costruire sul 7% dell'area di Gerusalemme. Dal 2007, la costruzione del Muro ha provocato la confisca di terre appartenenti al 19,2% delle famiglie palestinesi a Gerusalemme.

Gerusalemme secondo il diritto internazionale

Gerusalemme sarebbe dovuta essere una città internazionale secondo il Piano di Partizione delle Nazioni Unite, non assegnata né agli ebrei né agli Stati arabi. Lo status internazionale di Gerusalemme è stato rinforzato dalla Risoluzione 194 dell’Assemblea Generale nel 1948. Da allora, la maggior parte delle nazioni del mondo non ha riconosciuto Gerusalemme (inclusa nelle sue linee d'armistizio del 1949) come capitale dello Stato d’Israele e molti non la riconoscono come una città israeliana.

Nel 1967, Israele ha annesso amministrativamente le zone appartenenti a Gerusalemme Est; nel 1980, il governo israeliano ha ufficialmente annesso Gerusalemme Est estendendo la sua giurisdizione all’area occupata della città. Le Nazioni Unite, così come il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), considerano tutta Gerusalemme Est come territorio sotto occupazione militare e considerano i residenti palestinesi di Gerusalemme Est protetti dalla Quarta Convenzione di Ginevra.

La comunità internazionale si è opposta alle attività israeliane a Gerusalemme Est dal 1967, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 2253 che ha condannato “le misure adottate da Israele per cambiare lo status della città”, considerandole non valide.

Nel 1968, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 252, che afferma che “tutte le misure ed azioni legislative ed amministrative adottate da Israele, inclusa l’espropriazione della terra e delle proprietà che mirano al cambiamento dello status legale di Gerusalemme” non sono valide.

Più avanti, nel 1980 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 476 che riconferma “che tutte le azioni e le misure legislative ed amministrative adottate da Israele, la Forza Occupante, che mirano ad alterare il carattere e lo status della Città Santa di Gerusalemme non hanno validità legale e costituiscono una violazione flagrante della Quarta Convenzione di Ginevra, relativa alla Protezione delle Persone Civili in Tempo di Guerra, e costituisce inoltre una seria ostruzione per raggiungere una pace giusta, comprensiva e duratura in Medio Oriente”.

Infine, nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato: la “Corte nota che la traiettoria scelta per il muro è l’espressione in loco delle misure illegali adottate da Israele ed è stata deplorata dal Consiglio di Sicurezza, con riguardo a Gerusalemme e agli insediamenti, in quanto comporta ulteriori alterazioni alla composizione demografica dei Territori Palestinesi Occupati”.

Israele reclama di aver acquisito la sovranità sulla parte occidentale della città nel 1948. Dalla fine del mandato della Gran Bretagna, la zona è rimasta senza un potere regnante e durante la guerra Israele avrebbe preso il controllo di Gerusalemme Ovest con un atto legale di auto-difesa. Inoltre, Israele ritiene che non ci sia alcuna base nel diritto internazionale per la posizione che supporta uno status di corpus separatum per la città di Gerusalemme. Israele afferma che quella fosse una proposta non vincolante che non si è mai materializzata.


Israele non riconosce inoltre la risoluzione delle Nazioni Unite riguardo Gerusalemme dopo il 1967, così come la posizione consultiva della Corte Internazionale di Giustizia, ritenendoli parte del pregiudizio delle istituzioni internazionali contro Israele.

Gerusalemme Est

Nel Piano di Partizione delle Nazioni Unite del 1947 Gerusalemme è stata dichiarata un corpus separatum posto sotto uno speciale regime internazionale amministrato dalle Nazioni Unite. Ad ogni modo, come risultato della guerra del 1948, Israele ha occupato oltre l’85% della città, oggi conosciuta come Gerusalemme Ovest. L’esercito giordano all’epoca controllava meno dell’11%, principalmente ad Est. Il restante 4% era considerato “terra di nessuno”.

Tra i 64mila e gli 80mila palestinesi sono stati espulsi con la forza dalle loro case a Gerusalemme Ovest e nei 40 villaggi vicini; la maggior parte delle abitazioni sono state distrutte dalle forze israeliane per precludere il ritorno degli abitanti. Le proprietà, le case e i possedimenti dei palestinesi che sono fuggiti sono stati considerati abbandonati secondo la legge israeliana sulla Proprietà degli Assenti del 1950 — che fu applicata retroattivamente — e trasferiti allo Stato di Israele.

Il restante 15% di Gerusalemme, inclusa la Città Vecchia, è rimasto in mano palestinese fino alla guerra del 1967. Dopo aver “unificato” la città, Israele ha iniziato ad implementare una complessa serie di politiche e regolamenti finalizzati a controllare o ad espellere la restante popolazione palestinese e a creare una forte maggioranza ebraica nella città.

Nonostante le richieste della comunità Internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite e l’importanza di Gerusalemme per il processo di pace, Israele ha rifiutato di negoziare lo status di Gerusalemme all’interno dei corpi internazionali o con l’Autorità Palestinese.

Israele ha fatto il contrario. Immediatamente dopo il conflitto del 1967, ha cominciato a costruire insediamenti nelle aree annesse di Gerusalemme Est e ha iniziato a trasferirvi civili, contraddicendo l’Articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, che afferma che “la Forza Occupante non deve deportare o trasferire parti della sua popolazione civile nei territori che occupa”.

Inoltre, il governo israeliano ha istituzionalizzato un regime di discriminazione sistematica, oppressione e dominazione contro la popolazione palestinese nella città. Questo regime include discriminazione nella assegnazione delle risorse municipali, confisca della terra, demolizione delle case, oppressione politica e revoca dei diritti di residenza dei palestinesi.

Insediamenti israeliani

Gli insediamenti israeliani nell’area della Grande Gerusalemme, inclusa Gerusalemme Est e le aree ad essa circostanti in Cisgiordania, sono stati costruiti seguendo quattro anelli, con la Città Vecchia al centro: (1) la Città Vecchia dentro e fuori il Quartiere Ebraico; (2) le zone che circondano la Città Vecchia, chiamate da Israele “conche sante”; (3) le zone lungo i bordi di annessione; (4) Greater Jerusalem, oltre i confini delle zone annesse. Inoltre, alcuni insediamenti sono stati costruiti per connettere Gerusalemme Ovest al Monte Scopus. Sono conosciuti come insediamenti bariah o “cerniera”.

Sono state quattro le fasi di espansione degli insediamenti israeliani nella Città Vecchia di Gerusalemme, iniziate con la demolizione del quartiere marocchino, Harat Al-Magharbah, per costruire una piazza di 20mila metri quadrati vicino al Muro del Pianto. Durante la seconda fase, dal 1968 alla fine degli anni Settanta, Israele ha allargato il quartiere ebraico espropriando proprietà palestinesi e musulmane tra i quartieri armeno e marocchino e sfrattando gli inquilini palestinesi, sostituiti da coloni israeliani. Come risultato di queste misure, oggi il quartiere ebraico della Città Vecchia è quattro volte più grande della sua dimensione prima del 1948.

La terza fase, che è attualmente in via di sviluppo, è iniziata alla metà degli anni Ottanta e ha visto la creazione di insediamenti israeliani nel cuore del quartiere musulmano. La quarta è il sostegno dato ai coloni nella Città Vecchia dal governo israeliano e da Ariel Sharon, allora ministro dell’Edilizia, nell’occupare proprietà nel quartiere musulmano.


Israele ha introdotto il concetto della “conca santa” (talvolta riferendolo alla storica conca) durante i negoziati di Camp David nel luglio 2000 e nei colloqui di Taba all'inizio del 2001 per descrivere gli immediati dintorni della Città Vecchia di Gerusalemme. Il concetto si applica all’area che abbraccia la Città Vecchia di Gerusalemme e le località adiacenti – il Monte degli Ulivi (At-Tur), il Monte Zion, la Città di Davide (Silwan), la Valle di Kidron, la tomba di Shimon Hatzadik e Sheikh Jarrah — dove si trovano luoghi sacri per ebrei, musulmani e cristiani.

Gli insediamenti nella Conca Santa sono di solito recintati e sorvegliati così da creare quartieri esclusivamente ebrei nel cuore di quelli palestinesi. Fanno parte di un tentativo da parte del governo israeliano, in cooperazione con le organizzazioni dei coloni, di creare fatti sul terreno, costruendo una cinta di insediamenti che alla fine circonderà la Città Vecchia, isolando la popolazione palestinese di Gerusalemme Est.

Nel 1968, Israele ha iniziato a costruire gli insediamenti “cerniera” per connettere Gerusalemme Ovest al Monte Scopus. Tali insediamenti rompono la continuità territoriale tra i quartieri arabi adiacenti alla Città Vecchia, disconnettendo il centro commerciale di Gerusalemme Est dai quartieri arabi a Nord.

Nel 1973, Israele ha cominciato a costruire insediamenti ai confini municipali di Gerusalemme per creare un continuum della popolazione ebraica, che proteggerà il territorio annesso e diverrà una barriera tra la popolazione palestinese della città e la popolazione fuori i confini municipali. Durante gli anni Novanta, quando cominciò il processo di negoziati israelo-palestinesi, Israele iniziò a costruire gli insediamenti di Ramot Shlomo, Nord Ovest della città, e Homat Shmuel e Har Homa a Sud.

Infine, la costruzione di insediamenti all’interno dei confini municipali di Gerusalemme è stata accompagnata alla creazione parallela della zona metropolitana ebraica, principalmente ad Est di questi confini. Questa nuova zona metropolitana, che ha incluso quattro città satellite e numorese comunità più piccole, formerà una fascia intorno alla città, rompendo la continuità territoriale di Gerusalemme Est con la Cisgiordania.

Assegnazione delle risorse
La maggior parte dei quartieri palestinesi a Gerusalemme Est manca di infrastrutture basilari, come marciapiedi e lampioni e molti residenti palestinesi non sono connessi con il sistema fognario.

Nonostante che la comunità palestinese a Gerusalemme rappresenti il 35% della popolazione della città e paghi tasse più alte della loro controparte ebraica, riceve meno del 10% del budget municipale. Ad esempio, nel 2003 Gerusalemme Est ha ricevuto solo l’8,7% del budget municipale e l’assegnazione municipale del budget per ogni palestinese di Gerusalemme era un quinto di quello riconosciuto ad ogni ebreo che vive in città.

Come mostra la seguente tabella, il budget municipale rivela che queste disparità non sono un incidente ma il risultato di una precisa politica. In ogni sezione del budget municipale, la popolazione ebraica riceve la parte maggiore dell’investimento, mentre alla popolazione palestinese è assegnato molto meno di quanto spetterebbe.
Confisca di terre e di proprietà

Dal 1967, Israele ha confiscato le terre per la costruzione di nuovi insediamenti lungo un anello che circonda la città. In molti casi, le terre erano dichiarate zone verdi (ricreative) prima di esser confiscate.

Israele ha inoltre utilizzato la legge del 1950 sulla Proprietà degli Assenti che consegna allo Stato tutte le proprietà che sono ritenute “abbandonate” durante la guerra del 1948. Questa politica è stata implementata nelle zone annesse di Gerusalemme: terre sono state confiscate nella Città Vecchia e nel quartiere di Silwan. Le proprietà sono state prima passate in mano alla Custodia per la Proprietà sugli Assenti e poi alle organizzazioni dei coloni.

Inoltre, Israele ha anche implementato una politica di appropriazione della proprietà ebraica a Gerusalemme Est, senza implementare una politica parallela di riassegnazione delle proprietà arabe a Gerusalemme Ovest. Terre e proprietà nella Città Vecchia, a Silwan, a Sheikh Jarrah, sono state confiscate sotto l’assunzione che erano proprietà ebraiche prima del 1948. In molti casi, come quello della Città Vecchia, queste proprietà erano state affittate da ebrei prima del 1948.

La costruzione del Muro di Separazione è l’altro elemento utilizzato per la confisca di terre. Dal 2007 il Muro è stato realizzato attraverso la confisca di terre appartenenti al 19,2% delle famiglie palestinesi di Gerusalemme. Nel corso dell’occupazione, Israele ha espropriato oltre 60mila dunam (60 chilometri quadrati) di terre palestinesi a Gerusalemme Est, tutte convertite ad uso esclusivamente ebraico. Rappresentano approssimativamente l’86,5% dell’area totale occupata di Gerusalemme Est.

Demolizione delle case

Gerusalemme Est è definita “territorio occupato” dalle Nazioni Unite e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC). La pratica della demolizione delle case palestinesi è illegale secondo l’Articolo 53 della Quarta Convenzione di Ginevra “eccetto dove tale distruzione è resa assolutamente necessaria da operazioni militari”.

La ragione principale della demolizione di proprietà palestinesi a Gerusalemme Est è la mancanza di permessi di costruzione. La maggior parte dei quartieri palestinesi mancano di aree urbane disponibili e sono autorizzati a costruire solo sul 7% di Gerusalemme (12% di Gerusalemme Est). In più, lo Stato d’Israele incoraggia la costruzione di multiproprietà familiari attraverso cooperative imponendo tasse proibitive sulle costruzioni private.

Ad esempio: una famiglia palestinese dovrà pagare 110mila shekel (circa 20mila euro) per ottenere il permesso per costruire una casa di 200 metri quadrati, escluse la spesa aggiuntiva per scavare i condotti fognari e le parcelle di architetti ed avvocati.

Così molti gerosolomitani palestinesi costruiscono senza permessi. Israele emana ordini di demolizione che non hanno date di scadenza e che non devono essere eseguiti immediatamente. La costante minaccia della demolizione crea tensioni psicologiche e sociali enormi all’interno delle famiglie palestinesi e all’interno della comunità.

Oppressione Politica
La polizia ed altre istituzioni statali non rispondono ai bisogni della popolazione palestinese a Gerusalemme Est e l’applicazione della legge è nella pratica inesistente. La polizia israeliana fa due eccezioni notevoli: reprimere l’espressione politica palestinese e salvaguardare i coloni israeliani. Mentre la polizia ignora i reclami palestinesi riguardo la sicurezza pubblica, i promotori delle comunità e i leader politici sono spesso molestati dalle autorità israeliane.

La presenza di coloni israeliani all’interno dei quartieri palestinesi, unita alle politiche di applicazione della legge che mira a proteggere questa presenza, aggrava la sensazione di insicurezza e di vulnerabilità dei palestinesi.

Quando i coloni usano violenza fisica contro i residenti palestinesi, questi ultimi raccontano come la polizia non applichi la legge, non prendendo alcun provvedimento contro i coloni. I palestinesi si sono inoltre lamentati della non volontà della polizia di investigare i casi dove la loro proprietà è stata vandalizzata dai coloni.

Allo stesso tempo, tutti i partiti politici palestinesi e le organizzazioni sono banditi dal lavorare a Gerusalemme ed essere membro di un partito o di un’organizzazione del genere è proibito. Coloro che aderiscono ad organizzazioni politiche palestinesi rischiano lunghi termini di prigionia o l’espulsione dalla città e la revoca dei diritti di residenza. Persino la bandiera palestinese è proibita a Gerusalemme Est.

Revoca dei Diritti di Residenza

Nel corso degli anni, la demografia di Gerusalemme è divenuta un fatto primario nella pianificazione e nello sviluppo della città. Dopo il 1967, le politiche demografiche di Israele hanno mirato ad assicurare una larga e stabile maggioranza ebraica a Gerusalemme in generale, e a Gerusalemme Est in particolare, per prevenire la realizzazione delle aspirazioni nazionali palestinesi nella città.

Nel 1973, il governo israeliano ha determinato che la proporzione della popolazione a Gerusalemme sarebbe dovuta essere formata per il 73,5% da ebrei e per il 25,5% da arabi. Più tardi, questa proporzione è cambiata: 72% di ebrei e 28% di palestinesi, fino all’attuale 65% e 35%. Si aspetta che entro l’anno 2020 i palestinesi saranno più del 40% della popolazione della città.

Le maggiori sfide per le aspirazioni demografiche di Israele a Gerusalemme sono raggiungere un più ampio numero di emigrati ebrei in città e controllare il tasso di natalità palestinese, che ora sorpassa quello israeliano. Nonostante gli sforzi per incoraggiare l'immigrazione ebraica a Gerusalemme, la popolazione palestinese sta crescendo tre volte più velocemente della popolazione ebraica — il che vuol dire che i tentativi israeliani per mantenere una proporzione di popolazione nella città si tradurranno probabilmente in un fallimento.

La seguente tabella mostra come negli ultimi 10 anni la popolazione israeliana a Gerusalemme stia calando, mentre la popolazione palestinese continua a crescere.

Incapaci di contrastare questa realtà, le autorità israeliane hanno creato strumenti d’intervento per preservare la maggioranza ebraica nella città, implementando politiche che mirano a ridurre forzatamente la presenza palestinese nella città.


I palestinesi a Gerusalemme Est sono residenti permanenti così com’è stabilito dalla legge israeliana: i residenti permanenti palestinesi sono autorizzati a vivere e a lavorare all’interno d’Israele senza un permesso; ricevono servizi procurati dall’assicurazione nazionale e hanno il diritto di voto per le elezioni locali, ma non per le elezioni del Knesset. Lo status di residenza permanente non permette la concessione del passaporto israeliano ai palestinesi; per lasciare il Paese, un residente palestinese di Gerusalemme deve fare domanda per ottenere un permesso o un documento di viaggio. Nel caso di minori, se i genitori sono residenti a Gerusalemme, i bambini non sono automaticamente considerati residenti permanenti e la famiglia deve richiedere un documento di riunificazione famigliare.

Inoltre, la legge israeliana afferma che la residenza può essere revocata se un residente permanente passa più di sette anni in un’altra nazione, se ottiene la residenza permanente in una nazione straniera, o se diventa cittadino di uno Stato straniero.

Dal 1967 fino alla fine del 2006, Israele ha revocato i diritti di residenza a 8.269 palestinesi di Gerusalemme. Perdere la residenza significa perdere il diritto di vivere a Gerusalemme, di accedere ai servizi sociali e di viaggiare all’interno di Israele.

Isolamento di Gerusalemme

Isolare la popolazione palestinese di Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania è parte del processo di annessione della città ad Israele. A causa di questo isolamento, la città è stata trasformata da capitale sognata dal popolo palestinese ad una serie di enclavi palestinesi all’interno di una città ebraica.

L’isolamento della Gerusalemme araba viene effettuato attraverso tre elementi: un anello di insediamenti che funge da tampone tra la popolazione palestinese di Gerusalemme e della Cisgiordania, un anello di strade che servono primariamente i coloni israeliani e la barriera di separazione.

Gli insediamenti isolano effettivamente la popolazione palestinese di Gerusalemme Est dalla popolazione palestinese nella Cisgiordania: la prima all’interno dei confini municipali di Gerusalemme e la seconda nei luoghi che circondano la città all’interno della Cisgiordania. Questi insediamenti creano discontinuità nelle comunità palestinesi tra Gerusalemme e altre aree della Cisgiordania, aree disseminate dalla costruzione di bypass road e dal Muro di Separazione.

La costruzione di bypass road crea continuità tra gli insediamenti mentre rompe quella dei centri della popolazione palestinese, divide i centri urbani palestinesi e gli ambienti rurali, e pone limiti fisici allo sviluppo urbano delle città e dei villaggi.

Inoltre, la costruzione del Muro di Separazione nell’area di Gerusalemme crea nuove realtà geografiche:

Realizza de facto l’annessione di tutti gli insediamenti “municipali” alla maggioranza di quelli “metropolitani”;

Isola le comunità palestinesi di Gerusalemme Est che si sono ritrovate in Cisgiordania dopo la costruzione del Muro;

Discrimina le comunità rimaste a Gerusalemme: status incerto di residenza, accesso impedito ai servizi basilari, rischio di dislocamento;

Separa quartieri della Cisgiordania e sobborghi di Gerusalemme Est, che erano un tempo strettamente connessi al fabbricato urbano, con devastanti conseguenze economiche e sociali;

Separa le comunità rurali dalla loro terra nell’hinterland di Gerusalemme, impedendo l’accesso ai contadini e diminuendo la produzione agricola e i mezzi di sussistenza;

Infine, attraverso la colonia di Ma'ale Adumin, che si estende ad Est di Gerusalemme, taglia con la sua ampiezza il 45% della Cisgiordania, separando nella pratica il Sud della Cisgiordania dal Nord e isolando l’enclave di Gerico e l’unico confine di passaggio che i palestinesi sono autorizzati ad usare.

Greater Jerusalem

Nel 1995, un comitato israeliano inter-ministeriale ha definito un progetto di sviluppo a larga scala per una area che copre il 40% della Cisgiordania e un’uguale percentuale dei suoi residenti palestinesi.

Il “Progetto Metropolitano di Gerusalemme” lascia poco spazio per compromessi territoriali con i palestinesi: falcia la Cisgiordania e minaccia le ultime restanti prospettive per la riabilitazione socio-economica dei Territori Palestinesi nell’area cruciale di Gerusalemme, precludendo la creazione di una sovranità palestinese su Gerusalemme e sui suoi dintorni.

Questo progetto altererà drasticamente il paesaggio e la vivibilità del centro della Cisgiordania e dei suoi abitanti palestinesi e israeliani. La costruzione degli insediamenti e delle strade negli ultimi tre decenni all'interno dei limiti unitelarmente estesi della città di Gerusalemme – chiaramente visibile nell’insediamento di oltre 160.000 israeliani nelle parti occupate della città — potrebbe essere ripetuta nella metà di quel tempo e su una scala due volte più grande in termini di popolazione di coloni e tre volte più grande in termini di area.

La Gerusalemme Metropolitana misura 950 chilometri quadrati e solo il 30% è all’interno dei confini di Israele pre-1967. Il senso degli sforzi di progettazione di Israele può essere chiarito dall’inclusione delle città palestinesi di Ramallah e Betlemme nell'area di progettazione israeliana.


da Alternative Information Center

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